Quarantena: cos’ho imparato e (spero) non dimenticherò

Quarantena: cos’ho imparato e (spero) non dimenticherò

Sì, faccio parte di quelle persone che hanno visto un’opportunità in questa quarantena. Ingannare il tempo aspettando che passi è una cosa che non posso, e non voglio, permettermi: ho un bambino di sei anni, una neonata di tre mesi e un lavoro da (re)inventare.


Mentre scrivo Sofia dorme in braccio e Shahriar smonta e rimonta mattoncini Lego. Abbiamo superato giornate no, compiti a casa, cieli azzurri da guardare dal terrazzo – meno male che c’è – e momenti di armonia che non mi sembrava vero.

Non va sempre tutto bene, convivere con chi ami è una contrattazione continua e fare scuola a casa è un impegno enorme. Più per le emozioni da gestire che per le cose da studiare.

COSA MI HA INSEGNATO QUESTA QUARANTENA? 

Lo domando a me, lo domando a te. 

Voglio trovare un senso in queste settimane sospese fra chi eravamo e chi possiamo diventare.

Voglio dare un senso agli sforzi di chi si prende cura – ho sposato un medico, la questione mi sta ancora più a cuore -, allo sgomento di chi si ammala, alla vulnerabilità di tutti noi sani, malati, immunodepressi, anziani, bambini, sportivi, lavoratori, cittadini. Di solito scrivo al femminile, parlo alle donne, ma oggi voglio che le mie parole abbraccino tutti.

Dov’è il senso?

Il senso lo trovi, secondo me, quando puoi imparare qualcosa nonostante. Nonostante il dolore, la sofferenza, la libertà limitata, i soldi in meno, la quarantena.

COSE CHE HO IMPARATO E (SPERO) NON DIMENTICHERÒ.


1. Ho imparato che occuparmi dei miei figli h24 è una grande fatica, un onore e un costante esercizio di presenza “qui e ora”. 

Dal 5 marzo, giorno in cui in Puglia le scuole sono state chiuse, osservo mio figlio e cerco tutti i modi che conosco per aiutarlo a imparare, a organizzare le giornate, a capire quanto tempo può studiare e quante ore può giocare – ne ho parlato su Mammenellarete e in questo post su Instagram. Così ho riscoperto il piacere di insegnare e ho anche recuperato dagli scatoloni i libri dell’università sull’apprendimento.
E poi studio modi nuovi per gestire la sua grande sensibilità, che mi fa saltare i nervi e mi scuote il cuore. 

2. Sto imparando a meditare tutti i giorni, anche mentre carico la lavastoviglie o faccio colazione.

L’ho sempre fatto, qua e là nella mia vita, ma voglio che diventi una pratica quotidiana. Non per raggiungere l’illuminazione ma per vivere meglio tutti i giorni, come spiega bene Tatiana in questo post. Ecco perché ho cominciato un percorso di Mindfulness che dura otto settimane: vedo già i primi benefici e, promesso, te ne parlerò strada facendo.


3. Ho trovato il coraggio e le parole per fare una cosa che rimandavo da troppo tempo. E l’ho fatta.

Fare non è questione di ispirazione che piove dal cielo: è esercizio, equilibrio, costanza, fiducia, motivazione.

E POI?

A te che stai leggendo – e a me, ovviamente – voglio dire che non ci sono scuse. 

Dobbiamo guardarci allo specchio e usare le nostre risorse creative: quelle che ci permettono di creare giornate migliori, portare bellezza nella quotidianità, inventarci un lavoro, usare quei talenti che sennò avvizziscono – come le piante quando non le annaffi.

Da questa quarantena dobbiamo uscire migliori di come eravamo quando ci siamo entrati.

Molti dicono che “tanto non cambierà niente”. Io penso che per alcuni sarà tutto come prima, anzi peggio. Ma può anche andare meglio, se da questa quarantena impariamo qualcosa.

Soprattutto, può andare meglio se mettiamo in pratica quello che abbiamo imparato. Ricordiamocelo.



E tu, che ne pensi?