A cosa serve il lavoro della mamma? A niente.

Non è un titolo inventato. È una conversazione realmente accaduta fra me e mio figlio, cinque anni. Potrei usarla per fare polemica sul tema mamme e lavoro (potrei), invece no.

Ti voglio parlare di creatività. E di quella cosa senza senso che ti piace fare, qualunque essa sia.

Eravamo a letto e stavamo leggendo un libro delizioso, “La vita segreta delle mamme”. È una storia divertente che mostra ai bambini cosa fanno le mamme per davvero, quando li portano a scuola e poi dicono di andare al lavoro. Quando ho chiuso l’ultima pagina del libro ho chiesto a mio figlio:

“Che lavoro fa il papà?”
“Il dottore”
“A cosa serve il lavoro del papà?”
“A curare le persone, a farle stare bene.”
“E la mamma, che lavoro fa?”
“Mmh… scrive” e intanto mima il gesto delle dita sulla tastiera.
“E a cosa serve il lavoro della mamma?”
Mmh… a niente!”

Insomma, il lavoro di papà è roba seria, quello della mamma: boh?!

Seguono brevi secondi di silenzio. Seguono fragorose risate (sue) guardando la faccia attonita (mia). Segue uno sforzo di creatività infantile (che ho apprezzato moltissimo) per incoraggiare una me palesemente sconfortata, anche agli occhi di un bambino di cinque anni: “Dai mamma, serve a imparare delle cose, a conoscere cose nuove.”

Meno male che in quei centodieci centimetri c’è una buona dose di ironia. Mi ha salvata in corner. Ho riso tanto, tantissimo!

Ed è vero: quando scrivo, racconto con le parole ciò che conosco e quello che ho imparato. Dalle mie parole, tu che mi leggi puoi scoprire cose che non conoscevi. Io stessa, quando scrivo esploro terreni nuovi.

Quindi no, non userò questa conversazione per polemizzare sul tema mamme e lavoro, per dirti che il lavoro delle donne conta meno di quello di un uomo, che una madre fa mille cose e nessuno le nota mentre un padre ne fa una e wow! E non criticherò nemmeno quell’altro libro dove papà pesce dice “i piccoli sono nati, ora faccio il baby sitter” (ora il libro è nel cestino).

Userò questa conversazione per adottare un punto di vista diverso.

Papà fa il dottore, cura le persone, le persone guariscono (ci auguriamo). È chiaro, facile da capire e da immaginare, soprattutto dopo averlo visto in ospedale, con il camice addosso e lo stetoscopio al collo. C’è una certa concretezza insieme a un’indubbia necessità fisica: curare, guarire.

La mamma scrive al computer. Scrivo a casa (sul blog) e scrivo in ufficio (dove mi occupo di turismo). Ok, ma… Che fine fanno le parole, quando entrano nel computer? Perché ci vanno? C’è una squadra di gnomi tecnologici che le trasforma in libri? In programmi di viaggio? In post (eh?!) per Instagram? A cosa serve, forse, è un concetto piuttosto astratto agli occhi di un bambino.

Il giorno dopo mi ritrovo lì a pensare ancora a questa conversazione e sento un’improvvisa ondata di entusiasmo. A cosa serve scrivere? A niente!

E parte la digressione filosofica.

Niente. Il nulla. Il vuoto. La totale assenza di peso e aspettative. La leggerezza. La mancanza di doveri e programmi, la presenza di infinite possibilità. Come un foglio bianco da colorare. Un baule vuoto da colmare di tesori. Un viaggio da cominciare.

Il niente da cui può nascere qualunque cosa, basta un gesto creativo.

La parte creativa che è in me gioisce. Perché la creatività è qualcosa di cui apparentemente possiamo fare a meno: possiamo respirare senza leggere, possiamo vedere anche senza guardare opere d’arte. Possiamo sopravvivere anche senza fantasia. Possiamo persino andare da A fino a B in linea retta, col paraocchi, senza considerare le varianti di percorso.

Ma non ne siamo capaci, in fondo, perché l’impulso creativo, nel senso più ampio del termine, fa parte del nostro essere. E per vivere degnamente ne abbiamo bisogno, almeno quanto abbiamo bisogno dell’aria nei polmoni.

Perciò io scrivo, per lavoro e per piacere. Non serve a niente. Ed è una gran figata.

Progetti per il futuro: mettere insieme tante parole, trasformarle in un libro e regalarlo a mio figlio.

2 Comments on “A cosa serve il lavoro della mamma? A niente.”

  1. Brava, scrivete un libro e darlo al tuo bambino mi sembra un bellissimo progetto che renderà concreta la tua scrittura….non solo ai suoi occhi 😊😍

E tu, che ne pensi?