Essere madre. Qui e ora.

A vivere qui e ora: questo mi ha insegnato la maternità.
Ho assaporato i giorni, uno dopo l’altro, certa che una seconda volta, uguale, non ci sarebbe stata. Che quelle emozioni lì, me le dovevo gustare tutte.

Se chiudo gli occhi le sento ancora, come tatuaggi sull’anima.
Io che tengo il test di gravidanza positivo fra le mani, poi corro in treno per andare a dirlo a Lui, il giorno del suo compleanno.

La prima ecografia.
I battiti del cuore, il suo.

Io che cammino per Milano, leggera.
La pancia che vive di vita propria.

Il nome, riconosciuto in una conversazione in farsi, e scelto di cuore.

La parmigiana di Ada al sesto mese e la notte salentina, che se non sono esplosa quella volta, allora ho uno stomaco di ferro.

La paura profonda e il coraggio.
I respiri.
Il dolore, che ricordo bene e no, non è stato il più forte della mia vita (le coliche addominali sono state peggio).

L’emozione, che mi si è cucita addosso.

“Mamma”, così ti chiamano quando fra le braccia tieni il tuo bambino. La pronunciano come se fosse una parola normale e tu, invece, sei appena nata madre.

Madre? Io?

I primi lunghi mesi, io e lui, i biberon, le passeggiate, le docce al volo, le valigie Milano-Padova, la famiglia nuova, allargata.
Me li sono gustati, quei mesi, con la consapevolezza che non sarebbero tornati.

Alle notti insonni ho detto addio volentieri. Pure ai pannolini.
Le chat su WhatsApp, ahimè, mi faranno compagnia per prossimi dieci anni.

Ho letto libri e libri sulla maternità, ho scattato centinaia di foto, ho compilato un file excel con la lista delle cose da comprare per un neonato e per una neomamma (un po’ me ne vergogno, ma sono un’organizzatrice nata).

Ho raccolto i giorni in parole su carta.

Ho imparato cose, mi sono pentita di altre.
Ho scoperto che puoi amare, incazzarti, avere voglia di fuggire e desiderare di restare, tutto nello stesso momento.

Ho promesso a me stessa di non dire mai “guarda quel bambino quanto è bravo, lui no che non fa i capricci”.
E nemmeno “guarda quella madre, è più brava di me, io non lo sono”.

Ho cercato di dare fiducia a lui e coraggio a me.
Per esprimere ciò che siamo, sbagliare e imparare dai nostri errori. Per essere, oggi, migliori di com’eravamo ieri.

Per vivere con tutta la gioia di cui siamo capaci, qui e ora.

Auguri a tutte voi, mamme ottimiste!

E tu, che ne pensi?