Vita da expat: dalla Sicilia agli USA, per diventare ricercatrice

Oggi vi porto a conoscere Catia, ricercatrice palermitana che vive negli Stati Uniti e studia il cervello umano.
Ha due figli e un marito italiano e no, non si è trasferita per amore. La sua vita da expat è la scelta di una donna determinata e con le idee chiare.

Prima di cominciare, vi dico che l’intervista è iniziata nell’afa di un’estate milanese ed è finita fra le montagne innevate del Trentino (strano ma… ci tenevamo a vederci dal vivo!). Siete pronte? Come on!

Incontro Catia in un’assolata mattina di luglio a Milano. L’appuntamento è in Piazza Castello, lei mi viene incontro con un sorriso allegro, la gonna che sfiora leggera le caviglie, i capelli castani sciolti sulle spalle.
Dev’essere il suo sangue palermitano a farla sentire a suo agio nonostante i trentacinque – afosi – gradi che a me provocano un calo di pressione, mentre a lei fanno risaltare l’aspetto solare di donna del sud.

Eppure sono quasi vent’anni che Catia vive a Pittsburg, USA. Fa la ricercatrice sull’invecchiamento cerebrale, uno di quei lavori che quando li senti nominare resti a bocca aperta – un po’ per l’ammirazione, un po’ perché stai cercando qualcosa di brillante da dire.

“Andiamo a mangiare? È tutta la mattina che faccio la turista a Milano, ho una fame!”
Nonostante le sue resistenze – “Un hamburger a Milano? No, mai!” –, la porto da Hamburger Delicious e, davanti a un’insalata (lei) e a un cheesburger (io), parliamo di lavoro, cervelli, figli e vita da expat. 

Catia: io, ricercatrice expat negli Stati Uniti

Io: – Catia, tu sei una ricercatrice e studi il cervello. Cosa fai esattamente?

C: – Passo un sacco di tempo al pc ad analizzare dati e a cercare risposte! In pratica studio i fattori che influiscono positivamente sul cervello, nelle persone oltre i sessantacinque anni.

Io: – Raccontaci un progetto di cui ti sei occupata.

C: – Ho seguito un progetto che studia come viene vissuto il cambiamento dal cervello ed è emerso che corpo e cervello non amano i cambiamenti repentini dopo una certa età.

Io: – Che tipo di cambiamenti? Facci un esempio.

C: – Se arrivi a sessantacinque anni con 10-15 kg di troppo, tanto vale tenerteli. Il tuo cervello si è abituato, il tuo corpo ha trovato un equilibrio. Se dimagrisci, il cervello deve trovare un nuovo equilibrio e fa fatica. Questo vale anche per altri fattori, come il colesterolo alto.

Io: – E l’attività fisica, invece?

C: – L’attività fisica è l’unica cosa che, anche se introdotta in età avanzata, porta benefici.

I: – Allora quando andrò in pensione potrò sbizzarrirmi? Corsa, sci, pallavolo…

C: – No, no! Se non hai mai fatto sport da giovane, puoi fare attività fisica leggera, qualcosa che ti tenga in movimento. Una semplice camminata andrà benissimo!

Intanto ci raggiungono i figli di Catia: Cecilia, 17 anni, indole creativa e atletica – studia chitarra e fa acrobazie con lo skateboard – e Samuele, 14 anni e una passione per la musica (che, a proposito, ha promosso l’hamburger a pieni voti).
“Nessuno dei due vuole seguire le orme di mamma e papà!” dice Catia, ridendo.

Un amore nato negli USA (ma il matrimonio si fa a Palermo!)

Io: – Anche tuo marito è un ricercatore?

C: – Sì, ma è anche un clinico, ematologo. Abbiamo un progetto di ricerca insieme sui suoi pazienti con anemia falciforme. Però è lui che cura le persone!

Io: – Americano?

C: – Milanese!

Io: – Un milanese e una siciliana negli Stati Uniti. Come vi siete conosciuti?

C: – Via email! Tramite una società che collega i laureandi in Medicina in tutto il mondo. Subito dopo la laurea lui ha fatto un postDoc a Baltimora, io a Miami (postDoc sta per Postdoctoral researcher, assegnista di ricerca, ndr). Dopo un anno ci siamo sposati, a Palermo, e due anni dopo è nata Cecilia.

Io: – Wow! A proposito di figli, è stata dura crescerli in un paese straniero, lontano dalla famiglia?

C: – Penso che crescere i figli sia difficile comunque! È stata dura per i nostri genitori non vedere i nipoti crescere.

Io: – Com’è la vostra casa?

C: – È in un quartiere “storico” di Pittsburgh (cento anni) all’interno del campus, piena di luce e di verde.

Io: – Avete amici americani?

C: – Sì, ma a dire la verità abbiamo stretto amicizia soprattutto con persone expat o che hanno vissuto fuori dagli USA.

Io: – Forse perché avete fatto scelte di vita simili e vivete lontano dalle famiglie di origine…

C: – Penso di sì.

Io: – Vacanze italiane?

C: – Torniamo qui ogni due o tre anni, mi piace far conoscere l’Italia ai miei figli.

Sono curiosa, faccio a Catia un sacco di domande sulla sua vita e lei risponde con un entusiasmo che scalda il cuore. Prima di lasciarci – ha un volo per la Sicilia che l’aspetta – le faccio ancora qualche domanda sul suo lavoro.

Come fare per diventare ricercatrice?

Io: – Hai scelto il tuo lavoro per caso o per passione?

C: – Per passione! Sapevo che volevo fare la ricercatrice. E volevo studiare il cervello, mi affascinava da morire…

Io: – Cosa consigli a una studentessa di medicina, che vuole dedicarsi alla ricerca?

C: – Di studiare tanto! Di rendersi independente finanziariamente e non arrendersi mai.

Io: – Quali doti servono?

C: – Determinazione, capacità di analisi, pazienza.

Io: – Quali gli studi universitari?

C: – Dipende dal campo. Io ho una laurea in medicina, un master e sei anni di postDoc. L’ideale sarebbe un PhD, ma non è necessario se hai esperienza diretta di ricerca.

Io: – E per lavorare, Europa o Stati Uniti?

C: – L’Europa offre molte opportunità di ricerca collaborativa con altri paesi e di certo si fa ricerca di altissima qualità. Penso (spero?) che le cose siano cambiate rispetto a vent’anni fa, quando sono andata via. Finanziare la tua ricerca negli USA è dura, forse in Europa adesso ci sono più fondi.

Io: – Tre libri che consigli di leggere…

C: – La biografia di Rita Levi Montalcini. “La porta delle lacrime” di Abraham Verghese. “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. E poi un classico, “Cent’anni di solitudine” di Márquez.

Io: Un’ultima domanda: sei una donna ottimista?
Io: Certo! Fa bene al cervello!

Mi dispiace un po’ salutare Catia. È una di quelle persone che non puoi non amare a prima vista. Ci lasciamo con la promessa di rivederci presto e, in effetti succederà prima del previsto.

Ci incontriamo di nuovo in Italia, questa volta in Trentino, durante le feste di Natale. E, fra una passeggiata su sentieri innevati e un piatto di polenta, mi racconta ancora un po’ della sua vita e finalmente, oggi, ve la presento qui su La Nuova Me!

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E tu, che ne pensi?