Tempo per te: quando ti serve, prenditelo

Ho rallentato. E ho accelerato. Eh? Sì, avete letto bene. È un controsenso, un ossimoro di azioni e pensieri. Eppure, qualche volta, andare piano serve a fare chiarezza, a centrarti. E a ripartire più carica di prima. Vi è mai capitato?

Due mesi fa ho cominciato un percorso di coaching. Volevo farlo da tempo, e da settimane (mesi) rimandavo. Poi un giorno la baby sitter ci abbandona, dalla sera alla mattina: “Ho trovato lavoro, comincio subito”. Felice per lei, un po’ meno per noi, e tanto affanno per trovare una sostituta – se siete mamme sapete quanto la ricerca sia difficile. Ché una persona si trova in fretta, quella giusta richiede ricerche accurate e una buona dose di culo.
Quella sera mi è servita a ricordare che i cambiamenti entrano nella tua vita in un attimo, senza chiedere permesso.
La mattina dopo ho cominciato il percorso di coaching.

Ho capito che avevo bisogno di fare il punto della situazione, di capire come stavo vivendo. Come aggiustare quello che non andava e in che modo valorizzare quello che c’era – soprattutto a livello professionale.

Sapete com’è, a 40 anni si fa il bilancio della vita, no? Ecco, io gioco d’anticipo di qualche anno. A dir la verità, i bilanci li faccio spesso e funziono come un navigatore: ricalcolo il percorso in funzione del traffico, dei lavori in corso e della destinazione del viaggio.
Che poi, ormai l’abbiamo letto praticamente in ogni blog, sito, rivista, citazione: conta il viaggio, non (solo) la meta da raggiungere.
Dopo averla seguita a lungo on line e aver parlato con lei al telefono, come coach ho scelto Lara. Il focus era il lavoro, ma non è da lì che sono partita. Ho cominciato a riflettere su valori, priorità, vita quotidiana, sogni, passioni. Ho fatto esercizi, giocato con le parole e con le immagini, ho guardato la mia vita come un film.

Ho scoperto che la cosa più importante per me, ora, non è quella che credevo.

Ho rallentato: nel senso che ho preso tempo per me e per chi mi sta accanto. E ho accelerato: ho messo in atto dei cambiamenti, piccoli e immediati.

Il coaching mi incuriosiva da un pezzo e mi chiedevo se davvero potesse servire a qualcosa. Sono quel tipo di persona curiosa ma scettica, ipercritica e aperta al nuovo, una che usa i rimedi naturali e ha sposato un medico. Coerente, insomma 😉
Sapete cos’ho capito? Che funziona.
Ho unito i puntini: un po’ come quando la nebbia dirada e davanti ai tuoi occhi si apre il paesaggio.
Il mio livello di felicità quotidiana è salito.
E quel famoso bicchiere è più che mezzo pieno.

La cosa “più meravigliosa” però è questa: la mente è come un muscolo, si può allenare.

Se ti alleni a vedere il bello, a sentirti grata, a dirti “brava!”, a un certo punto ti viene naturale. Così il tuo punto di vista cambia, ti senti più sicura, ti viene voglia di uscire dalla zona di comfort, di sperimentare. E accadono cose. Sincronicità.
Io ho cominciato a pensare di meno e a fare di più. E la cosa mi piace molto.
La baby sitter, poi, non ci ha abbandonati. Ha trovato un equilibrio perfetto di orari che, allo stesso tempo, le ha permesso di cominciare il nuovo lavoro e occuparsi ancora di mio figlio.
Scrivo poco sul blog ultimamente (fa parte del gioco, del fare silenzio per fare chiarezza) ma vi racconterò ancora come procede questo percorso. A presto!

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