Paure: come faccio a farcela?

Domani è Halloween e con questo post voglio dare il mio contributo al giorno più spaventoso dell’anno – a modo mio e al femminile. Come?

Ho chiesto ad alcune donne di raccontare, in breve, un episodio della loro vita che le ha messe in crisi. Come hanno fatto per superare la paura? Come affrontano i momenti difficili? Perché i momenti no capitano a tutti, cambiare fa paura e conservare l’ottimismo, o anche solo andare avanti per la tua strada, può essere davvero dura. E dobbiamo attingere alle nostre risorse nascoste per illuminare la via.

Per farcela.

Nicole racconta di quando ha mollato tutto per amore. Barbara di come convive con una malattia che la mette a dura prova – ma, nonostante questo, ha realizzato il sogno di diventare wedding planner. Laura parla di routine quotidiana e serendipity. Valentina ha superato un lutto e ha cambiato rotta. Anna ha trasformato l’odio in un lavoro che unisce arte e terapia.

Questo post è dedicato a tutte le donne che si chiedono “ma vado bene così?”, “ma chi me l’ha fatto fare?”, “sarò abbastanza brava?”, “questa cosa è più grande di me”. E, soprattutto: “Come faccio a farcela?”

“Tenacia, sorrisi: così combatto le mie paure.”
Laura Volpi, blogger di MySerendipity 

Sono una donna, mamma, moglie, lavoratrice. Alti e bassi? Costanti. Paure? Tante. Successi e fallimenti? Nella media. Potrei raccontarti di quella volta che ho lasciato il lavoro: lo amavo per la sua completezza, lo detestavo per il tempo che toglieva a me e alla mia famiglia. O di quella volta che ho detto no ad un rapporto di amicizia morboso, anche se a quell’amica volevo bene.

Ci sono dei giorni in cui affrontare la quotidianità – specialmente quando non ti appaga – è difficile, è come guardare un muro che si alza piano piano verso il cielo. Ma ho imparato che la forza per superare tutto è dentro di noi, nel nostro cuore, nel nostro saperci amare, negli affetti. E ho capito che le paure si combattono con la conoscenza: questo è quello che cerco di trasmettere ai miei figli.

Spesso mi cruccio quando non ho abbastanza tempo (concetto relativo, fra l’altro) da trascorrere con i miei figli, poi penso a questo: le cose che faccio quotidianamente servono, anche, a offrire loro una carta in più da giocare in questa vita. Così tornano la tenacia, la determinazione e il sorriso. When nothing is sure, everything is possibile: io la chiamo serendipity.

“Non sopravvivo, vivo alla grande!”
Barbara Pantano, wedding planner

A volte le persone mi chiedono: “Come fai?” Semplice non è. Ma ho imparato che, nella vita, non tutto si può scegliere. E allora bisogna accettare, imparare a convivere, superare gli ostacoli. Non ho mai avuto una salute di ferro: da piccola, fra dolori strani e malattie banali, che si trascinavano per giorni, passavo per la bimba “delicata”. Nel 1999, una dottoressa ha preso finalmente a cuore i miei sintomi, è andata a fondo: avevo il lupus eritematoso sistemico, una malattia autoimmune.

Anni dopo vivevo imbottita di cortisone, un marito assente, due bimbi piccoli e un lavoro precario. Dire che ero spaventata è poco! Avrei voluto lasciarmi andare, smettere di curarmi, a volte anche di vivere. I miei figli piccoli, inconsapevolmente, mi hanno dato coraggio. E io ho trovato la forza di vivere – non di sopravvivere, non di lasciarmi vivere -, di vivere alla grande! Non è stato facile e non lo è nemmeno adesso. Ma vinco io, vince la mia gioia. Perché la vita, per quanto difficile, è sempre meravigliosa!

Barbara Pantano, wedding planner di Torino

“Ho trovato nuovi sogni da realizzare.”
Valentina, blogger de I diari di Viva e organizzatrice teatrale

Avevo un sogno che si chiamava teatro: l’ho coltivato fin dall’adolescenza, mi sono innamorata di quel luogo fatto di odore di legno e polvere. Volevo fare l’attrice, poi ho capito che la mia strada era stare dietro le quinte: sono diventata organizzatrice. Per dieci anni ogni mia scelta è stata guidata dal teatro: lo amavo come si può amare una persona.

Poi un incidente, una morte inaccettabile, una frattura dentro di me: in 48 ore ho buttato all’aria la mia vita, ho cancellato i miei sogni, mentre ero in tournée mi sono licenziata. Ho dovuto scavare dentro me stessa per trovare nuovi sogni da realizzare. Ho cominciato con l’adottare un levriero, un desiderio diventato realtà di cui parlo nel mio blog. E il teatro? Ho abbandonato la prosa, ma continuo con il teatro comico, un ambiente completamente diverso. Oggi ho ancora tanti obiettivi da raggiungere, ma il percorso che ho sempre avuto dentro, adesso, è ben illuminato.

“Aiuto le persone con l’arte, così come l’arte ha aiutato me.”
Anna Saccone, artista terapista

Mio padre beveva, lo ha fatto per trent’anni. Lo odiavo, sono cresciuta consumando le mie energie per odiarlo. Eppure, inseguivo il sogno che lui non aveva potuto realizzare: studiare arte. Ed è stata la mia salvezza.

Una volta cresciuta, io e mia madre lo abbiamo messo davanti alla scelta: o noi o l’alcol. Ha scelto noi. Così abbiamo frequentato il club alcologico territoriale, lui ha smesso di bere ed è tornato ad essere una persona degna. Io ho smesso, con fatica, di odiarlo, l’ho conosciuto per la persona che era. Ho indirizzato le mie energie verso me stessa e l’arte. Smettere di odiarlo mi ha permesso di cominciare ad amare me stessa. Papà è morto alcuni anni fa, ma mi ha lasciato una dono: l’arte e la consapevolezza che non bisogna arrendersi mai, anche se cambiare è la strada più difficile.

Oggi sono un’artista terapista: uso l’arte per aiutare le persone nel loro percorso di vita, esattamente come è successo a me. La mia non è una storia a lieto fine, ho i miei alti e bassi e ho le mie ferite. Ma so che le crisi sono il momento migliore per mettere in campo le nostre risorse. E fiorire.

“Amore, fiducia e un salto oltreoceano…”
Nicole, grafic designer e blogger di Diventare Mamma

Sono Nicole, originaria della Valtellina. A 11 anni mi trasferii in Messico con la mia famiglia e sarei rimasta lì per sempre ma… Nel 2011 conobbi “il mio Lui”, italiano. Dopo dodici anni all’esterno, nel giro di due mesi decisi di tornare in Italia – la decisione più difficile e azzardata della mia vita. Lasciai la mia casa, i miei amici, la mia famiglia. Avevo paura? Sì, eccome! Il mio paracadute? Sapere che, se qualcosa fosse andato storto, sarei potuta tornare in Messico.

Così mi buttai: regalai la maggior parte delle mie cose, ne spedii alcune in Italia e presi un aereo per dare una possibilità a quell’amore. Quando atterrai, dai Caraibi in un paesino con meno di 2000 anime, era novembre: mai vista così tanta nebbia in tutta la mia vita! Andammo subito a vivere insieme. Nel 2013 ci siamo sposati e nel 2015 è nata Isabel.

Oggi ho 30 anni e mi sento molto più messicana che italiana sotto certi aspetti. Ma se tornassi indietro farei la stessa scelta. Ho creato la mia famiglia e oggi non potrei chiedere altro. A chi dubita, a chi ha paura di spostarsi per amore, io dico andate! Alimentate quell’amore! E non rimpiangerete mai quello che “poteva essere”. 

Se siete arrivate fino a qui, fatemi sapere che ci siete con un commento o condividendo il post 🙂
Intanto vi do appuntamento a giovedì con una nuova rubrica, dedicata agli eventi del mese al femminile.

Buon Halloween!

6 Comments on “Paure: come faccio a farcela?”

  1. Grazie Elisa, è un onore condividere questo spazio con donne come Laura, Barbara, Anna e Nicole. Perché poi noi donne siamo fatte così: pensiamo che le altre siano più forti e più brave di noi, e invece dentro ciascuna donna c’è la forza per cambiare, per aggiustare quello che si è rotto, per girare l’angolo e scoprire nuove strade.

E tu, che ne pensi?