Da dipendente a (mamma) freelance: la storia di Alessandra

Quante di voi lavorano, sono diventate madri e si sono chieste: “Continuo a lavorare o mi licenzio?” Perché o hai un lavoro indispensabile (e magari appagante, sostenibile negli orari e ben retribuito – un miraggio) a cui non vuoi/puoi rinunciare, o questa domanda te la fai – o forse te la fai comunque. Perché qualcosa cambia quando diventi madre, le priorità mutano e le tue scelte seguono criteri nuovi.

E la questione, secondo me, non è tanto lavorare o no, realizzarsi in ufficio o in famiglia (anzi, in entrambe). Il punto è, oltre a far quadrare i conti, riuscire ad avere una vita “sostenibile” – e qui potremmo parlare del ruolo padre/madre, della parità, del perché mai una donna dovrebbe scegliere o anche solo pensarci… ma lo faremo un’altra volta 🙂

Oggi vi racconto la storia di Alessandra Ripamonti, 39 anni, milanese nata sotto il segno della Vergine (non a caso ha scelto un lavoro che ha a che fare con l’organizzazione) e mamma lavoratrice che ha cambiato strada, per conciliare famiglia e lavoro – a modo suo.

Ho deciso: addio ufficio!

Ad Alessandra piaceva il suo lavoro: aveva studiato per quello e da 15 anni era impiegata in uffici Marketing & Comunicazione – prima nel turismo, poi nel settore dell’home automation.

Quando si è licenziata, suo figlio più grande aveva quasi 5 anni e la piccola pochi mesi. Ha fatto la mamma full time per un po’ – con grande soddisfazione – poi si è scelta una nuova professione: nuova per lei e nuova in Italia.

Prima aveva un contratto da dipendente, adesso è una Professional Organizer e Moving Manager – freelance. In pratica rende più organizzate le case delle persone e assiste chi è alle prese con un trasloco (io ne ho fatti diversi ed è davvero una faticaccia!)

“Del lavoro di prima ero soddisfatta, mi impegnavo, poi le esigenze sono cambiate. Non sono mai stata una donna che si sentiva rappresentata solo dalla sua professione e ogni fase della vita credo abbia delle priorità. Ho deciso di cambiare strada quando ho capito che la mia famiglia aveva bisogno di più attenzioni e di più tempo.”

Più tempo: per i miei figli, per me e per i miei talenti

Per andare in ufficio ci metteva un’ora (senza contare gli imprevisti da traffico milanese) e doveva stare fuori casa dalle 7 di mattina alle 7 di sera. Troppo. L’impegno di mamma e quello di lavoratrice full time, per lei, non erano più conciliabili. Aveva 36 anni e, d’accordo con suo marito, nel gennaio 2015 ha lasciato l’azienda e si è concessa un anno sabbatico: per i suoi due figli e per se stessa.

“Il periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo lavoro è stato molto bello. Anche se, quando ho lasciato la vita d’azienda, non avevo idea di cosa fare dopo.”

Quel periodo come mamma full time però, le ha dato modo di riflettere e fare il punto: cosa aveva imparato durante gli anni in ufficio? Quali capacità aveva sviluppato? E quali erano i suoi punti deboli? Ma, soprattutto, si è chiesta in cosa era davvero brava.

Spesso i lavori non si cercano, sono loro che trovano te. E tu resti imbrigliata dopo anni in posizioni che non ti rappresentano più. Con il lavoro da Professional Organizer invece è successo il contrario: l’ho cercato io, l’ho studiato, l’ho spiato per mesi fino a quando ho avuto la certezza che fosse adatto a me. Non ero io ad adeguarmi a lui.” E quando Alessandra ha cominciato a parlarne con amici e conoscenti, loro le rispondevano: “Tu sei perfetta per questo lavoro!”

La nuova me: mamma & freelance

Io: – Vita da freelance: pregi e difetti?

A: – Il vantaggio è che gestisci in autonomia il tuo tempo. D’altra parte, sei sola ad affrontare tutte le difficoltà che la vita da freelance ti pone davanti.

Io: – Quanto tempo dedichi al lavoro adesso?

A: – È difficile quantificarlo. L’impegno varia a seconda dei progetti, ci sono mesi con 4 o 5 progetti piccoli, altri con uno solo ma molto più impegnativo. E poi c’è il lavoro di back office (e qui sono utilissime le competenze acquisite nel marketing).

Io: – 3 qualità che hai scoperto di avere da quando sei mamma?

A: – Sicuramente è migliorata la mia capacità di problem solving, sono più disponibile alla mediazione e ho potenziato la mia resistenza – fisica ed emotiva!

Io: – Sono utili nel tuo lavoro?

A: – Utilissime. Se impari ad interagire con i bambini, sei in grado di confrontarti anche con gli adulti al meglio delle tue possibilità.

Io: – Multitasking o monotasking?

A: – Terribile domanda da fare a una Professional Organizer! Ho lasciato il multitasking alle mie spalle e ne sono felicissima. Lo scorso maggio ho scritto un post sul mio blog proprio dedicato a questo tema ed è stato uno dei più letti.

Io: – La prima cosa che fai quando ti svegli è…

A: – Colazione! Tazze, tovagliette e biscotti sono sul tavolo dalla sera precedente (piccolo trucco organizzativo che consiglio a tutti) così la giornata comincia subito più rilassata.

Io: – Solare, lunatica, coraggiosa… Che donna sei?

A:- Una volta, durante un corso di formazione, mi dissero di chiedere ad amici e parenti di descrivermi con 3 aggettivi. La risposta più frequente fu “determinata”. Il fatto strano è io non l’avrei detto di me stessa, eppure è vero.

Io: – Il tuo segreto per la felicità quotidiana?

A: – Vivi serena, scegli le tue priorità, spera per il meglio ma tieni sempre in tasca un piano B, nel caso il meglio si dimentichi di te!

Io: – Sei una donna che si vuole bene?

A: – Sì, tutto sommato sì. Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi dico: “Dai Ale, te la cavi bene!”. Nel 2018 compirò 40 anni, mi piacerebbe tornare indietro, parlare alla me di 20 anni e dirle che niente andrà come nei piani che ha in testa ma tutto andrà bene.

Coming soon…

Ho invitato Alessandra a tornare su La Nuova Me per raccontare la sua professione – che, vi confesso, mi incuriosisce moltissimo! Scopriremo meglio in cosa consiste, quali corsi seguire e come diventare una Professional Organizer. Nel frattempo, la trovate qui.

E tu, che ne pensi?