O freni e ti fermi. O acceleri e vai.

Questa sono io.
Ho trentacinque anni (e dirlo non mi piace affatto).

Ho sempre pensato di essere una persona incostante. Eppure ho lo stesso parrucchiere da dieci anni. E lo stesso uomo da otto – otto?!

Sono una milanese che ha odiato Milano fino al giorno in cui se n’è andata – dove, poi, ve lo racconto, ma ci vuole tempo.
Milanese: questo, forse, è il mio peggior difetto.

Ho sempre pensato di essere emotiva. In effetti, quando mi emoziono molto, piango. Anche quando m’incazzo molto piango.

Però credo che i problemi siano fatti per essere risolti – una gran rottura, ma si risolvono. Quindi, anche se mi emoziono, m’incazzo e piango,

sono ottimista!

Ho fatto cose poco sensate: lasciare un contratto a tempo indeterminato perché “sentivo” che era ora di cambiare strada. Tre volte. (E lo rifarei.)

Cose poco raccomandabili (ma queste me le tengo per me).

Cose che mi facevano paura: tuffarmi nell’oceano, accarezzare un leone, camminare da sola alle tre di notte dal parcheggio a casa mia, diventare madre, aprire un blog.

“E se nessuno ti segue?” mi ha chiesto un’amica quando ho aperto La Nuova Me.
Beh, ci resterò male, ho pensato. Ma corro il rischio.

Perché bisogna correrli dei rischi, nella vita. Magari hai paura, ma quella cosa la vuoi fare e mentre la fai poi scopri che ti piace tantissimo. E quindi continui.

La paura: è il tuo semaforo giallo.
O freni e ti fermi. O acceleri e vai.

E voi? Me la raccontate una cosa che avete fatto anche se avevate paura? Ché insieme, a raccontarcela su, ci facciamo coraggio.

2 Comments on “O freni e ti fermi. O acceleri e vai.”

  1. Il freno maggiore, secondo me, è quando si smette di guardarsi. Il pensare agli altri, senza tenere conto di se stessi, è come togliersi una cintura di sicurezza in macchina e andare a 200 sperando non succeda nulla. Eppure io le turbolenze emotive le ho sempre adorate. Il brivido dell’incognita, il senso di adrenalina di camminare su un filo come un funambolo. Ascoltare tutti, imparare, aiutare, correre.
    Ho creduto che avere un “voto”, mi rendesse migliore, come una medaglia data ad un giovane scout. Eppure questo ha creato paura. Che poi, avere paura non è da vigliacchi, vigliacco è chi fa finta di nulla, credendo che tutto è lì: tangibile e perfetto. Ho avuto paura sì, ma non per le scelte fatte, ma del giorno in cui ho iniziato a guardare dentro ai miei bui e alle mie luci ed ho capito che piangere è normale. Il mio bagaglio l’ho stretto, ed ho imparato che il vero amore lo si deve coccolare. E questo amore sono io. Vorrei per la mia storia avere molte orecchie, come quelle che si fanno alle pagine dei libri, per poterla rivedere e capire quanto sia realmente forte dentro. Mi basto e questo ha tolto la paura di poter essere libera di amare senza avere il maledetto “voto”.

    1. Laura, grazie infinite per il tuo commento! E soprattutto per le emozioni che hai condiviso.
      Sono stata legata anch’io a questo “voto” per tanto tempo ma non serve davvero a nulla.
      “Vorrei per la mia storia avere molte orecchie, come quelle che si fanno alle pagine dei libri”: la nostra storia è preziosa, va custodita e coccolata 🙂

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