In Patagonia con Silvia: come nasce una passione

Il mio primo e unico incontro con l’alpinismo fu ai tempi delle medie. Io, ragazzina, seguii mio padre lungo una via ferrata in Trentino. Mi ritrovai – con imbracatura, corde e moschettoni – a guardare lo strapiombo alla mia sinistra e la montagna che saliva, verticale, a destra. In mezzo io, su una cresta di roccia. Io che pensavo ma chi me lo fa fare e capivo che non c’era scelta: non potevo tornare indietro e non potevo restare lì, a tempo indeterminato. Allora ricacciai indietro le vertigini, raccolsi il coraggio e feci l’unica cosa sensata da fare: proseguii. Alla fine dissi grazie – a mio padre, a me stessa – perché ero riuscita a superare un limite e ne ero orgogliosa.

Quando mi hanno parlato di Silvia Loreggian ho pensato “cosa c’entra la sua storia con il mio progetto?”, poi l’ho conosciuta e ho capito.

Lei, giovane donna di 26 anni, ha scalato le vette della Patagonia e si allena ogni giorno per fare ciò che ama. Perché il segreto è perseverare e lei, questo, l’ha capito benissimo.

Io:  – Silvia, tu sei un’alpinista. Quando è nata questa tua passione?

Silvia: – In famiglia abbiamo sempre amato la montagna, passavamo lì le vacanze, io facevo parte degli scout e diversi anni fa ho cominciato ad avvicinarmi all’alpinismo, in particolare all’arrampicata su roccia. Adesso è la mia passione, è la cosa che farei sempre. Più arrampico e più cresce la voglia di farlo.

Io: – Cosa ti piace dell’arrampicata su roccia?

S: – La bellezza dei movimenti. E mi piace stare lassù, in mezzo alla natura, i paesaggi sono meravigliosi.

Guardo Silvia e mi stupisce accostare uno sport come questo, dove la fatica domina e il corpo è messo a dura prova, all’armonia e alla bellezza. E non vedo l’ora di sapere del suo viaggio: tre mesi in Patagonia, in autostop, con l’attrezzatura nello zaino e un nuovo amore. 

Io: – Sognavi il Sudamerica e un giorno ti sei detta ora o mai più? O è stata una scelta diversa?

S: – Lavoravo in agenzia viaggi, la scrivania mi stava stretta. Un giorno ho incontrato Stefano, frequentavamo la stessa palestra di arrampicata, anche lui appassionato di alpinismo. Al terzo appuntamento, quasi per scherzo ci siamo detti “partiamo?” e abbiamo scelto la Patagonia. Senza saperlo, abbiamo scoperto che era il sogno di entrambi. Era giugno, siamo partiti a ottobre.

Io: – Al terzo appuntamento? Coraggiosi!

Mi risponde di sì, ridendo, gli occhi che brillano. Dice che quel viaggio, lei, l’avrebbe fatto anche da sola.

Una settimana dopo hanno comprato i biglietti aerei: lui con il ritorno a gennaio, per iniziare il corso come guida alpina, lei solo andata, perché un po’ di tempo da sola, in Sudamerica, voleva gustarselo comunque.

Io: – In Patagonia avete viaggiato in autostop e dormito in tenda per tre mesi. Com’è stato?

S: – E’ stato un “viaggio di vita”. Abbiamo fatto autostop, quando abbiamo aspettato una giornata intera sulla Ruta 40, da soli, con due zaini a testa e il vento che soffiava, è stata dura. Abbiamo dormito quasi sempre in tenda, eccetto a El Chaltén; qualche volta in un punto di appoggio, a casa di amici di amici. Lì potevamo fare una doccia calda, lasciare l’attrezzatura e spostarci solo con l’essenziale.

Io: – Hai mai avuto momenti difficili, di sconforto?

S: – Mentre scavalo no, mai. I momenti più difficili sono legati ai rapporti umani. Quando la sera ero esausta ad esempio, dovevo tirare fuori le ultime energie per conversare con chi ci ospitava, mentre avrei solo voluto buttarmi sul letto e dormire!

Io: – Fra te e Stefano, invece, è filato tutto liscio?

S: – Quasi sempre! In alcuni momenti però, ci siamo trovati ad avere ritmi di viaggio diversi. Mentre uno aveva più fretta di raggiungere la tappa successiva, l’altro voleva godersi il percorso con più lentezza, alla giornata. Se ognuno avesse viaggiato da solo, avrebbe seguito il proprio ritmo senza doversi adeguare all’altro. Ma la vita di coppia è anche così, no?

Silvia, Stefano e il loro mondo racchiuso nello zaino, durante l’avventura in Patagonia. Foto di Riccardo Barison

Io: – E’ vero. Il destino poi, vi ha fatti tornare in Italia insieme…

S: – Sì, infatti! Verso la fine del viaggio in due, si stavano congelando alcune dita del piede e per curarmi sono dovuta rientrare in Italia. Così siamo tornati insieme.

Io: – Questo è stato un “viaggio di vita”, come hai detto tu. Che cosa ti ha insegnato?

S: – Ho imparato a vivere la quotidianità così “come capita”. E ad adattarmi alle persone. Il mondo si allarga quando viaggi. Parli con persone che a casa non avresti nemmeno guardato. Le vedi con altri occhi.

Mi fermo un attimo a pensarci. Le storie mi piacciono per questo: scopri persone che altrimenti non avresti nemmeno guardato. E invece le ascolti, trovi similitudini con la tua, di storia. Rimetti insieme pezzi di vita dimenticati. Scopri nuove ispirazioni.

Io: – Progetti per il futuro?

S: – Adesso vado tre mesi a Chamonix. Sarò ospite di una famiglia come ragazza alla pari e potrò fare alpinismo sul Monte Bianco. Poi cercherò di trasformare questa mia passione in una professione! Ho già qualche idea…

Io: – Non torni a lavorare in agenzia viaggi allora?

S: – No. Non in un’agenzia viaggi dove si vendono pacchetti tutto incluso, sono troppo distanti da me. Mi piacerebbe fare un lavoro che abbia “il mio carattere” in un certo senso. E voglio cercare lavoro in funzione della montagna, l’alpinismo è uno stile di vita per me.

Io: – A chi vuole avvicinarsi all’alpinismo e magari trasformarlo, un giorno, in uno stile di vita, che cosa consigli?

S: – Di andare in montagna appena può. Di praticare il più possibile. E di allenarsi, tutti i giorni. Più pratichi e più ne hai voglia. Più perseveri e più la tua passione diventa parte della tua vita. 

Silvia Loreggian lungo la sua Ruta de los Sueños

Curiosa di saperne di più?

Sulla loro pagina Facebook, Silvia e Stefano raccontano il loro viaggio: la Ruta de los Sueños. Presto uscirà anche un documentario, edito dalla casa di produzione AViLab.

Coming soon!

Ci sono nuove storie che non vedono l’ora di essere raccontate! Segui il blog e vieni a conoscere le prossime #DonneCheIspiranoLeDonne 🙂 

 

3 Comments on “In Patagonia con Silvia: come nasce una passione”

  1. Ciao Elisa!
    Ho scoperto per caso il tuo Blog e vorrei lasciarti un saluto: grazie per avermi donato qualche minuto di pura ispirazione al femminile!
    Mi piace molto il concept che hai scelto e spero un giorno di incontrarti o magari di passare nuovamente di qua con una storia da raccontare 😉

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